Puré di patate

Non è vero che con la violenza non si ottiene nulla, in certi casi la violenza è necessaria. Anzi è auspicabile.

Per poter fare il puré per esempio la delicatezza non funziona. C’è bisogno di energia, violenza (non gratuita) e sudore.

Poi è necessario non essere avari, c’è bisogno di generosità e attenzione. Ma quando non ce n’è bisogno di queste ultime cose?

Questa versione non è fatta di patate schiacciate e condite con olio e sale, non è nemmeno arricchita con formaggi grattugiati. L’unica aggiunta è nel burro, molto ma rimanendo sul limite che divide il giusto dall’eccesso.

Quando faccio questo piatto non posso non pensare alla Grande abbuffata e alla purea medicamentosa che Tognazzi prepara per Piccoli “Mangia. Mangia piccolo Michel, mangia.”

Puré di patate

Ma se proprio dovete scegliere meglio un po’ meno che eccedere.

  • 500 grammi di patate
  • Burro (secondo il gusto)
  • 1 tazza di latte
  • sale
  • pepe (bianco o nero fate voi)

Pelate le patate e tagliatele a a pezzetti dopo averle pelate.

Gettateli nell’acqua e accendete il fuoco.

Appena spicca il bollore abbassate e aggiungete una bella noce di burro e salate l’acqua, portate a cottura le patate, anzi, andate un po’ oltre.

Mettetele in un contenitore e cominciate a schiacciarle con l’apposito strumento.

Aggiungete altro burro, diciamo 30 o meglio 50 grammi.

Con la frusta sbattete come se avesse offeso vostra madre e aggiungete a cucchiai il latte bollente. Quando avrà raggiunto la consistenza che desiderate aggiustate di sale e profumate con il pepe.

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