E a incazzarci siamo noi. L’articolo intitolato Bocuse d’Or, l’Italia soltanto ventesima (su 24). Marchi (Identità Golose): «Una Corea» è interessante non tanto per i risultati della manifestazione ma per i commenti dei lettori.
In sintesi: la Francia vince e l’Italia, come da titolo, è ventesima su ventiquattro. La Francia ha vinto sette titoli e l’Italia zero.
Se guardate il sito del premio vedrete che il nostro paese non è mai stato presente neppure tra i primi tre.
I commenti all’articolo sono veramente tristi. Tristi per questo nazionalismo da quattro soldi che emerge sempre quando si accosta la Francia all’Italia, tristi perché sembra di sentire i commenti del lunedì dopo il campionato, tristi perché si ha l’idea di quante famiglie hanno educato i propri figli al lamento perenne e all’attribuzione esterna delle responsabilità salvandoli dalla depressione per lasciarli navigare nel rancore e nel dubbio della cospirazione sfuggendo alle responsabilità.
Anche a me piace molto la nostra cucina e questo vuol dire che le altre fanno schifo? Mia moglie è l’unica donna bella al mondo e mio figlio il miglior bambino nell’universo solo perché sono strettamente imparentati con me?
Forse tutto l’astio verso i francesi arrivano perché loro sono, almeno dal punto di vista gastronomico, quello che vorremo essere noi e non ci riesce. Grandi prodotti e grandissima capacità di promuoverli. Consapevolezza e capacità di trasformare anche il poco in tanto.
Ventesimi non è quarti; è ventesimi (su 24) e qualcosa vuol dire. E anche fossimo arrivati quarti non è il caso di tirare in ballo complotti e altre menate. Guardiamo gli altri e impariamo quando c’è da imparare e nel momento in cui avremo qualcosa di interessante da mostrare, stiamo tranquilli, che gli altri se ne accorgeranno.
Pian piano arrivano anche rari commenti all’articolo con un poco più giudizio.