Da piccolo, durante la visione di Goldrake o cose simili, costruivo un accrocchio sovrapponendo alla poltrona del salotto due sedie incastrate in modo da averne una cabina di pilotaggio. La televisione era, inizialmente, in bianco e nero e soltanto poi divenne a colori. Una ITT con telecomando ad ultrasuoni che con l’unto e il sudore delle dita dopo poco smise di funzionare.
Il morbido divano sotto rendeva tutto precario ma accompagnava tutte le mie manovre, gli spari e le fughe dagli alieni.

http://www.ilpost.it/2013/01/25/cibo-nasa-spazio/
L’idea del cibo in polvere e delle pasticche energetiche accompagnava quei giochi. Quando Daniele si accomodava nell’astronave accanto e dopo lo scontro tornavamo alla base dove avevamo strumenti che automaticamente ci servivano pillole di pollo arrosto, compresse di bomboloni e qualunque cosa desiderassimo.
Mi è tornato in mente leggendo l’articolo intitolato Cibo spaziale pubblicato il 25 gennaio 2013 su Il Post al quale sono collegati altri due articoli: Cosa si mangia nello spazio e Il gusto per il volo.