Il frullatore, ad immersione o a bicchiere, in cucina è indispensabile. Ottenere creme e vellutate, amalgamare salse, rendere omogeneo quello che fino a pochi giri fa era granuloso e magari, in quella specifica ricetta, fastidioso in bocca.
Come ho già detto ho cominciato a prepararmi da mangiare da solo quando ero poco più che adolescente. L’inizio è sempre drammatico. Ti arrangi, provi, t’innamori di ricette che riproponi (ti riproponi) tre o quattro volte a settimana. Spesso mi facevo pasta con qualche tipo di intruglio e spessissimo, è estremamente facile, il sugo era slegato dai carboidrati e il tutto risultava spiacevole.
In quelle occasioni generalmente cercavo di finire la pasta il più velocemente possibile e poi, aiutandomi con delle abbondanti fette di pane (“zoccoli di pane” come diceva mia nonna), mi gustavo il sugo rimasto in fondo al piatto.
Poi arriva il frullatore. Non mi ricordo in quale programma di cucina vidi il cuoco frullare una parte del sugo, ma è probabile che ricordi male, per rendere tutto più cremoso e legato.
Da quel giorno non mi sono più separato dall’incredibile strumento.
Ma è come una droga, come le sigarette che cominci con due o tre al giorno per arrivare a uno o due pacchetti al giorno. Allora frulli di tutto, frulli tutto e la pasta diventa una zuppa nella quale scompaiono le penne e gli spaghetti.
Cerchi di trasformare tutto in un pesto e lasci che le lame girino per decine di minuti. Frulli pomodori secchi, basilico, funghi, aglio, odori, affettati vari.
Le cose possono anche prendere una brutta piega, avete mai sperimentato il pesto di prezzemolo? Non fatelo mai è velenoso. Provato a pranzo secoli fa mi costrinse a ore di faccia a faccia con il water. E mi andò di lusso.
Poi, grazie al cielo, uno cresce e questo amore – proprio come altre grandi passioni che vanno a morire nel corso degli anni – si dissolve lasciando il posto alla maturità e alla ricerca di salse e sughi che leghino per altri motivi. Si cerca di usare l’amido della pasta e piano piano si migliora, a mettere il formaggio prima di condire con il sugo (come insegna Veronelli).
E il frullatore? Rimane li nel cassetto pronto a tornare fuori per vellutate e salse che compongono il piatto senza sovrastarlo. Almeno ci si prova.