Molti anni fa scrissi al Gambero Rosso protestando perché in un loro programma era presente una signora, non ricordo chi, che girellava per posti dispendiosi. Quello che mi diede fastidio fu un commento detto in maniera civettuola della signora dove inutilmente affermava quanto amasse caviale e champagne. Inutilmente perché era soltanto esibizione di gioielli e non spiegava nulla. Era una giornata particolare. Avevo assistito al funerale di mio nonno ed ero nervoso. Mi pare che rispose abbastanza innervosito Cernilli (che Conterno lo protegga sempre) ma ormai quel carteggio è persa.
Ancora adesso se qualcuno mi dicesse, o leggessi, ricette dove si utilizzano badilate di tartufi d’Alba o del Perigord, quantità smodate di caviale, dove si parla dello Chateau D’Yquem come se ne deve parlare ma si afferma di berne in solitaria facendosi pervadere di grazia avrei reazioni allergiche. Esploderebbe la voglia di spaccare tutto. Probabile che il tutto sia dato dall’invidia per chi può fare queste cose. Ma non m’interessa analizzare.
Le stesse cose le scrive Veronelli e questo non succede. Perché è Veronelli e sorge il rispetto reverenziale? Assolutamente no. Per il semplice fatto che il libro è scritto veramente bene. Perché da ogni storia che vi viene raccontata emerge quello che per l’autore erano la terra, il piacere della tavola, l’essere memoria di un paese.
Parla d’amore verso le donne, il vino e i prodotti che rischiano di essere perduti e che probabilmente adesso lo sono. Parla di trattorie e persone che adesso non esistono più in quanto il libro è la ristampa di un volume edito nel 1966 per Feltrinelli.
E allora è facile concedere a chi scrive la possibilità di parlarci di prodotti che, se va bene, assaggeremo una o due volte nella vita. E gli concediamo di parlarne come se ciascuno li avesse in dispensa e fossero la base della propria alimentazione. E’ facile lasciar correre quegli intermezzi in dialetto incomprensibile e le citazioni fatte in italiano e francese medioevale.
Le ricette sono, oggi che siamo abituati alla cucina espressa, alle cotture di pochi minuti, al crudo giapponese e al crudo mediterraneo, di quelle secolari. Lunghe che non finiscono più. Alcune però sono di facile riproduzione.
Da leggere assolutamente se non avete mai letto qualcosa di Veronelli. Attenzione però è un Veronelli di cinquant’anni fa. In libreria si trovano cose più recenti.
Alla ricerca dei cibi perduti
Guida di gusto e di lettere all’arte del saper mangiare
Luigi Veronelli
DeriveApprodi, 2004
ISBN: 9788888738239